La musicoterapia

Una delle definizioni più note della musicoterapia è quella di K. Bruscia, docente alla Temple University di Philadelphia (USA):

"La musicoterapia è un processo sistematico di intervento ove il terapeuta aiuta il cliente a migliorare il proprio stato di salute, utilizzando le esperienze musicali e le relazioni che si sviluppano attraverso di esse come forze di cambiamento".

Questa definizione mette in evidenza i due elementi centrali dell’intervento musico terapeutico ossia l’esperienza musicale e la relazione tra il paziente e il terapeuta. Nel lavoro con i suoi pazienti, il musicoterapeuta utilizza questi due elementi, la musica e la relazione. La musica può essere quindi il tramite attraverso il quale si dà la possibilità al paziente di fare un’ esperienza relazionale, entro la quale la musica assume la sua funzione terapeutica.

La capacità di dare un senso agli eventi musicali nasce in una fase precoce dello sviluppo del bambino, in un momento nel quale egli non è ancora in grado di capire il significato delle parole della madre, ma riesce a comunque a coglierne il senso affettivo. Questo iniziale scambio sonoro crea una trama nella quale è fondamentale la ripetizione di suoni e intonazioni. L’interiorizzazione dell’esperienza sonora primaria che nasce dal rapporto tra madre e bambino diviene il modello di riferimento per la comprensione e la creazione della maggior parte degli eventi musicali.

Queste esperienze affettive si svolgono nel tempo, in un ritmo nel quale si alternano momenti di tensione e di distensione, in una curva temporale intesa come "trama temporale del vissuto". L’esperienza affettiva nella vita di relazione e in musica è trasmessa ed è condivisa sulla base di una sintonia affettiva, che possiamo descrivere come una regolazione del tempo, simile a quella che si ha tra musicisti all'interno di un quartetto d’archi. Alla luce di queste analogie tra struttura musicale e sviluppo psicologico, la musica si presenta come la rappresentazione della matrice originaria di tutte le forme simboliche di organizzazione del tempo proprie delle vita umana.

Se torniamo per un attimo a ciò che abbiamo detto riguardo alla musica, alla sua capacità di riportarci al tempo mitico nel quale la voce della madre non ancora scandita dal succedersi di parole, immaginiamo quanto questo suono primordiale sia carico di significato e possiamo immaginare come la musica usata a scopi terapeutici possa condurre verso un senso sorprendente e inaspettato. In altri termini, qualunque terapia ( e quindi anche la musicoterapia) che nel soggetto possa creare un interesse ( che può eventualmente sfociare in oggetto d’amore) produce miglioramenti.

Alla costruzione di un nuovo senso per l’essere rivolgiamo la nostra attenzione di Musicoterapeuti. Noi riteniamo che la musicoterapia non faccia parte delle cosiddette medicine alternative; ma possa essere considerata una medicina complementare. Infatti la musicoterapia non si sostituisce alle cure di tipo tradizionale ma serve come supporto a tali terapie.

Il musicoterapeuta quindi lavora in equipe con medici, psicologi, psicoterapeuti, fisioterapisti, logopedisti in costante supervisione, garantendo così un supporto terapeutico costante al paziente. Attraverso l’uso della musica il terapeuta cerca di stabilire un’interazione, un’esperienza ed un’attività musicale condivise che portano al perseguimento degli scopi terapeutici determinati dalla patologia del paziente.